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Il colpo di Fini sul biotestamento
Un appello rivolto a Silvio Berlusconi e “ampiamente condiviso” da Gianfranco Fini, affinché il premier si impegni ad assecondare un’operazione di “disarmo ideologico” in materia di fine vita. Il Foglio pubblica oggi la lettera di una ventina di parlamentari del Pdl, finiani e non, che chiedono una pausa di riflessione sul testamento biologico. Intanto il presidente della Camera ha chiesto che il dibattito in Parlamento si svolga in un clima pacato e con "libertà di coscienza". Leggi il testo dell'appello

E’ stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a sollevare per primo la questione. Le sue parole al congresso fondativo del Pdl sono risuonate forti. Il ddl Calabrò sul testamento biologico, ovvero la legge promossa dal Pdl, disse Fini, è “un testo più da stato etico che da stato laico”. L’appello di oggi è la diretta conseguenza di quelle parole, e tra i firmatari spicca infatti Adolfo Urso, l’animatore della fondazione FareFuturo, ma l’appello esprime un’istanza che tracima dal campo finiano e comprende tra i promotori anche berlusconiani ortodossi e cattolici del Pdl. Il testo di questa lettera e la parallela iniziativa sulla nuova cittadinanza – di cui si parla nell’articolo a fianco – sono manifestazioni strategiche della politica finiana all’interno del Pdl.
Il presidente della Camera lo ha più o meno spiegato, lunedì, a Silvio Berlsusconi: Fini vuole “svegliare il partito”, “riscoprire la virtù del dissenso”. Il vertice con il Cav. si è chiuso con uno speranzoso “staremo a vedere”, la reazione della corte berlusconiana, ora, sarà un banco di prova. I finiani non attendono l’adesione di tutto il partito, ma non si apettano neanche una astiosa ostilità. Piuttosto: risposte nel merito e un dibattito vero.
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